Progetto il futuro tenendo a memoria il passato

9 mag 12 | Scritto da Studioventotto | Archiviato in Eventi, Io la penso così, Senza categoria Tag: , , , , , , , Progetto il futuro tenendo a memoria il passato

Per chi ama il design, la settimana del Salone del Mobile è estremamente intensa e ricca di suggestioni, parole, idee, colori, suoni. E’ quasi inevitabile ritrovarsi alla fine frastornati e confusi.
Milano ha poi ripreso la sua vita di sempre e noi abbiamo lasciato decantare le idee per poi riuscire a comprendere a mente lucida, cosa, in tutto quel caos creativo, avesse lasciato traccia in noi.
In questi momenti più che mai l’attenzione è rivolta al futuro e all’innovazione; nello stesso tempo, però, il forte e costante legame con il passato risulta evidente.
Lo spettacolo di Laura Curino al Piccolo Teatro di Milano, dal titolo “Mani grandi, senza fine. Nascita e ascesa del design a Milano”, ha voluto leggere la memoria, raccontare il modo di lavorare di alcuni designers che hanno fatto la nostra storia e che ancora oggi rivivono negli oggetti da loro progettati.
Il design italiano ha sempre fondato il suo successo sulla dialettica tra imprenditori e designers, ognuno con una propria idea della società, spesso in contrapposizione ma proprio per questo in grado di produrre cambiamento e innovazione.
E’ forse da qui che dobbiamo ripartire, in un periodo complesso come quello che stiamo vivendo; con la testa, le mani e i piedi ben piantati nella realtà, ma irresistibilmente attratti da tutto ciò che ancora non esiste, ponendoci l’obiettivo di produrre nuovo valore.
Ritorno all’artigianalità: questo uno dei temi affrontati nella conferenza “Who’s next” alla Design Library, durante la quale abbiamo potuto sentire cosa ne pensavano a riguardo Luisa Bocchietto, Alessandro Mendini, Stefano Micelli e Paolo Ulian.
In particolare il Prof. Micelli ha spiegato che l’aggettivo artigianale vuole fare riferimento alla qualità di un lavoro alla base del quale si riconosce passione e che è stato realizzato a regola d’arte. L’immaginario collettivo appare oggi sempre più alla ricerca di tutto ciò e molte aziende sembrano essersene rese conto.
Molto suggestivo è stato l’incontro con l’azienda Tagina che negli spazi di Superstudio ha permesso di prendere contatto diretto con le maestranze, ricostruendo un vero e proprio opificio. Come in un laboratorio, gli artigiani eseguivano lavorazioni sulle ceramiche sotto gli occhi attenti e curiosi dei visitatori.
Noi che facciamo parte della generazione under 35, ci siamo poi riconosciuti nelle parole di Philippe Daverio in un editoriale  del 17/04/2012 sul Corriere della Sera (leggi l’articolo qui):

“E’ proprio a questo che serve il design dei giovani, a rovesciare i parametri con i quali guardiamo la vita quotidiana. Ed è proprio a questo che servono le crisi di produzione, ad inventare ipotesi alternative. Sta crescendo una generazione under 35 che ha il compito, anzi si trova per motivi economici costretta ad inventare un mondo nuovo che corrisponda ad un modo nuovo. […] Succede che un modo nuovo di vivere prevede l’esistenza di internauti che ricevono di tanto in tanto gli amici a casa e che non perdono le notti sui marciapiedi ma le consumano all’infinito in connessione e spesso assieme. Mangiano a casa per non perdere troppo tempo, amano le sedute comode, hanno disponibilità finanziarie non sempre astronomiche. Non hanno più la televisione a mo’ di caminetto come centro del salotto con divano e tavolino basso. Hanno i tablet e i touch screen, oltre a diavolerie formidabili per gestire le immagini, dal joy stick in su. E fra poco inventeranno un design per il loro mondo, anticonformista e low cost. Senza salotto”.

Che sia una delle strade da percorrere?

Scritto da Studioventotto

Lascia un commento

*

Le nostre foto

Lamidea su Twitter